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Tutto quello che trovo di interessante e curioso navigando su internet
domenica, 02 dicembre 2007
Anche il p2p dice “on demand”
Girovagando per la rete, ho trovato una piccola grande conferma della mia teoria che vado propinando qua e là per il web: la tv del futuro è on demand. L’utente scarica ciò a cui è interessato e poi si gode i suoi bei contenuti quando e dove vuole, senza sottostare, in questo modo, ai rigidi palinsesti televisivi. Praticamente il futuro è il podcasting. Non tutti (anzi molto pochi), però, offrono i propri contenuti per poterne usufruire nel modo appena descritto; qualcosa si muove con Hulu e SyncTv (e secondo voi potevano essere gli italiani?), ma per il resto buio totale: Rai sta cercando di rinnovarsi, ma arranca e Mediaset propone furbescamente i suoi migliori (?) podcast a pagamento (chissà perché ha fatto pressioni su Vcast…).
L’unica risorsa, per chi non può fare a meno della tv on demand, è l’illegalità diffusa della rete peer to peer (lungi da me apologizzare il p2p illegale). Non me ne vogliano le major ma è così. Proprio a questo proposito ho trovato un interessante grafico sul blog di Mininova (inserito tra i 100 siti più visitati del web) che mette in evidenza come ben il 62% dei file scaricati faccia riferimento a contenuti video (Tv Shows, Anime e Movies); se teniamo conto, inoltre, che il podcasting comprende anche e soprattutto contenuti audio, la percentuale sale addirittura all’83%!
Vuoi vedere che alla fine ci sto cominciando a capire qualcosa?
Ecco perché nessuno vuole mollare la presa!

Fonte: TvRevolution
             P2PForum

Il grafico con legenda a questo indirizzo!
Scritto da: nevadausa alle ore 12:00 | link | commenti | Categoria: news, internet
domenica, 18 novembre 2007
Oggi, noi di Geekissimo, vi vogliamo segnalare una nuova applicazione online, che vi piacerà sicuramente.
Si tratta di MetaTube, ed è un sito che ci permette di cercare video su più di 100 siti per la condivisione di filmati, in un colpo solo!
Grazie a questo servizio, potremo effettuare le ricerche su un numero davvero infinito di siti, tra i quali, ovviamente, YouTube, Google Videos, Metacafe, DailyMotion e via dicendo.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il processo di ricerca è veramente ultra rapido, dunque pochi secondi saranno ampiamente sufficienti.
Un servizio che mi ha veramente colpito, l’ho salvato tra i miei preferiti, e vi consiglio di fare altrettanto ;-)
Scritto da: nevadausa alle ore 12:34 | link | commenti | Categoria: internet, curiosita, video
giovedì, 18 ottobre 2007
YouTube inizia un test pubblico di database anti-pirateria

Fonte: Reuters

SAN FRANCISCO (Reuters) - YouTube, sito di condivisione video di Google , ha annunciato di aver cominciato a testare un database a lungo atteso nel tentativo di contenere la valanga di cause legali intentategli a causa dei video pirati.

Il più grande sito online di video-sharing ha detto che la tecnologia YouTube Video Identification è un database che archivia riferimenti a file di contenuti video coperti da diritto di proprietà e li confronta con quelli che gli utenti di YouTube cercano di caricare.

"Faremo una scansione completa di file. Una casa cinematografica può darci un film di tre ore e noi ne faremo una scansione completa", ha detto il product manager di YouTube David King ai giornalisti, nel corso di una conferenza per discutere la diffusione del test ID.

YouTube aveva detto in precedenza di aver iniziato un test privato di una tecnologia di identificazione video con nove società media, tra le quali ha citato solo Walt Disney e Time Warner Inc.

YouTube è finita nel mirino delle società media tradizionali con l'accusa di non permettere di identificare i videoclip caricati dagli utenti senza autorizzazione. In marzo, Viacom Inc ha intentato una delle numerose cause contro YouTube, chiedendo un miliardo di dollari di risarcimento danni.

Scritto da: nevadausa alle ore 20:12 | link | commenti | Categoria: news, internet
martedì, 16 ottobre 2007
E su You Tube arriva il filtro del copyright
Fonte: Corriere della Sera
YouTube E' il primo tentativo di far rispettare la normativa sul copyright su You Tube. Google, la casa madre del principale sito di diffusione di video artigianali e non, ha presentato lunedì scorso un sistema che dovrebbe impedire in futuro la pubblicazione su You Tube di filmati, in tutto o in parte, coperti dal diritto d'autore. Una scelta, quella di Google, che è di fatto diventata una necessità, dopo che in marzo la Viacom ha intentato una causa da un miliardo di dollari alla compagnia di Mountain View, proprio per violazione del diritto d'autore. Tanti, troppi filmati apparsi su You Tube appartenevano infatti alla media-company americana.
Il sistema, denominato YouTube Video Identification, richiede però la collaborazione proprio di quelle media company che guardano con sospetto al sito di video-sharing.

In pratica acquisendo tutti i contenuti coperti da diritto d'autore, film, spot videoclip ecc... è possibile creare un'impronta digitale di ogni sequenza. Questa enorme massa di dati verrà inserita in un database che, ogni volta che l'utente tenterà di pubblicare un video, provvederà a comparare il filmato con i contenuti presenti nel database stesso e ad impedire la diffusione in rete di tutti i contenuti coperti dal diritto d'autore. In alternativa se ci sarà invece l'ok del possessore dei diritti, sarà possibile mettere in rete il contenuto, affiancargli della pubblicità e dividere con You Tube gli incassi. Google ha spiegato che attualmente sta già testando il nuovo sistema con 9 diverse media-company, tra cui la Disney, la Time Warner, la Cbs e la Nbc.


Attualmente però non è ancora chiaro quanto potrà essere efficace il sistema. Come ha spiegato l'amministratore delegato di Google Eric E. Schmidt al momento è impossibile raggiungere un'accuratezza del 100%. "La questione è: sarà preciso all'80% o al 90%?" ha detto Schmidt ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa.
Non è però solo l'accuratezza di You Tube Identification a preoccupare sia i produttori di contenuti che i semplici utenti. Alcuni produttori di contenuti, come quelli sportivi, sostengono infatti che sarebbe pericoloso consegnare nelle mani di Google tutto il materiale in loro possesso. Si correrebbe il rischio di vedere girare clandestinamente in rete lo stesso i filmati, ma con una qualità molto migliore di quella attuale.

Sospettosi anche i navigatori che temono di essere identificati e citati in giudizio qualora mettessero in rete materiale coperto da diritti di cui magari loro non sono a conoscenza.

Scritto da: nevadausa alle ore 23:14 | link | commenti | Categoria: news, internet
lunedì, 15 ottobre 2007
Google mette assieme i servizi di Google Earth e YouTube

RALEIGH, Stati Uniti, 12 ottobre (Reuters) - Google sta avvicinando il mondo dei filmati sul Web a quello delle mappe geografiche permettendo agli utenti di Google Earth di vedere e ascoltare filmati legati a un luogo in particolare.

Gli utenti di YouTube potranno anche localizzare geograficamente i propri video su un planisfero e potranno zoomare su un luogo in particolare del pianeta e guardare i video che sono legati a quel particolare luogo.

Per esempio, gli utenti del Web che hanno intenzione di partire per le Hawaii potrebbero trovare video di gente che fa surf, o di immersioni subacquee o ancora di pesci esotici mentre i visitatori virtuali che sceglieranno per meta Chamonix sul Monte Bianco potranno vedere dei filmati di sciatori sulle Alpi.

Gli utenti di Google Earth possono già vedere fotografie messe online da alcuni utenti su Panoramio, un servizio che mette a disposizione fotografie e mappe, acquistato da Google in maggio.

Gli utenti di Google Earth potranno sì vedere un video ma non potranno aggiungere informazioni geografiche, secondo quanto riferito da un portavoce di Google.

Fonte: Reuters
Scritto da: nevadausa alle ore 19:39 | link | commenti | Categoria: news, internet
Skrbl: lavagna online in condivisione

Se abbiamo bisogno di una lavagna virtuale per una videoconferenza, ci pensa Skrbl. In questo sito è possibile creare un profilo gratuitamente ed avere accesso ad una clipboard su cui scrivere in più persone, accessibile da qualsiasi pc dotato di internet. A differenza di altri servizi, questo permette di inserire anche delle immagini oltre ovviamente al testo. Tecnologia Web2 dotata di Ajax permette l’aggiornamento live della lavagna senza necessità di effettuare il refresh.

Fonte: http://www.geekissimo.com
Scritto da: nevadausa alle ore 19:31 | link | commenti | Categoria: internet, curiosita, pc
domenica, 07 ottobre 2007
222.000 dollari di multa alla ribelle del P2P
Fonte: http://webnews.html.it

Lei nega, ma la giuria non le ha creduto: le prove parlano chiaro. Jammi Thomas, colei la quale è ricorsa alle armi legali contro le accuse delle major, nega di aver mai usato Kazaa, ma intanto si trova sulle spalle una penale da 222 mila dollari

Aveva avuto il coraggio di ribellarsi alla denuncia delle major, ma la sua battaglia sembra avere una immediata brutta battuta d'arresto: Jammie Thomas (30enne di Brainerd, Minnesota) è stata condannata al pagamento di 220.000 dollari di penale per aver scaricato e condiviso illegalmente file musicali attraverso Kazaa.

Jammie Thomas è una delle migliaia di utenti denunciate dalle major negli anni passati nella speranza di poter combattere con la forza la pirateria musicale tramite i canali peer-to-peer. A differenza di tutti coloro i quali sono scesi a patteggiamento con le major, nel caso specifico il legale si è presentato alla sbarra proclamando l'innocenza della propria assistita. In particolare Jammie Thomas avrebbe mai avuto un account Kazaa nè avrebbe voluto condividere alcunchè in rete. Le scusanti apportate, però, non hanno retto: sembra dimostrato il fatto che su quel pc vi sia stata l'iscrizione a Kazaa (a nome Terastar@Kazaa) e siano stati condivisi molti file, dunque l'imputata si è trovata presto con le spalle al muro.

La causa si è ristretta a 24 file sui quasi 2000 identificati dall'accusa. La penale è stata identificata in 9,250 dollari per ogni file, ovvero un totale di 222 mila dollari in tutto. Brian Toder, l'avvocato della difesa, spiega ora che che Jammie Thomas è in gravi difficoltà finanziarie a causa della pena imposta e continua a dichiarare anche a processo chiuso che la sua assistita non sa come tutto abbia potuto succedere.

L'accusa era rappresentata nel caso da case discografiche del calibro di Sony BMG, Arista Records LLC, Interscope Records, UMG Recordings Inc., Capitol Records Inc. e Warner Bros. Records Inc. Trattasi di una importante vittoria per le major in quanto rappresenta un fondamentale precedente che scoraggerà presumibilmente altri utenti dal ricorrere ai legali a seguito di eventuali denunce provenienti dalla RIAA (chi ha patteggiato ne è uscito infatti con poche migliaia di dollari di sanzione).

Scritto da: nevadausa alle ore 23:18 | link | commenti | Categoria: news, internet
giovedì, 27 settembre 2007
Buon nono compleanno Google ;)
Scritto da: nevadausa alle ore 13:11 | link | commenti | Categoria: internet, curiosita
domenica, 23 settembre 2007
Alice, Alessia, Fabrizio o ... Virgilio? Felice Ritorno
Fonte: ictblog

Non è detto che tutti vadano ogni giorno sul Portale Alice di Telecom. Se non lo aveste ancora fatto, fateci un salto e se non notaste nulla di strano, fate un po' di reload della pagina.
Cosa sta succedendo?
Alice, Alessia, Fabrizio, Lucia ... Virgilio.
Qualcosa bolle in pentola? Forse, ma si dovrà attendere il 24 settembre prossimo.
Vediamo i dettagli.

Felice Ritorno (aka Massimilano Sossella) nonché promotore di Amici di Virgilio (imperdibile) è riuscito a raccogliere nel solo mese di agosto una petizione di 3.000 firme per chiedere a gran voce il ritorno di Virgilio, buttando nella spazzatura Alice.
E il Management di Alice - che ha ricevuto questa petizione - afferma in un articolo apparso sul Sole 24 Ore che è da tempo che ci facevano un pensierino.

Staremo a vedere. Magari si risolve in un nulla di fatto.
Scritto da: nevadausa alle ore 12:31 | link | commenti | Categoria: internet, curiosita
mercoledì, 19 settembre 2007
Il New York Times online gratis

Da domani il sito del quotidiano Usa sarà accessibile in ogni sua parte
gli abbonamenti finora necessari portavano 10 milioni di dollari l'anno


Un modo per fronteggiare la concorrenza delle notizie proposte dalla Rete
di ALESSANDRO LONGO


<B>Il New York Times online gratis<br>introiti arriveranno dalla pubblicità</B>
Da domani l'edizione online del New York Times (www.nytimes.com) sarà gratuita in ogni sua parte. Si segna così una svolta in questo mercato: il giornale americano rinuncia così agli abbonamenti, che pure gli portavano 10 milioni di dollari all'anno (alcune sezioni erano accessibili infatti ai soli abbonati, a fronte di 49,95 dollari all'anno) contando sul fatto che gli introiti pubblicitari compenseranno le perdite.

La mossa del Nyt è già avvertita da parte dei numerosi commentatori come una pietra miliare nel mondo dell'editoria online. Dimostra che il modello delle notizie a pagamento fa parte del passato e che il futuro del business online è sempre più nella pubblicità.

La stessa Vivian Schiller, general manager del New York Times online, ha spiegato che questa svolta è dettata dal bisogno di adattarsi alle nuove dinamiche di Internet. Molto cambiata dal 2005, anno in cui sono nati gli abbonamenti al Nytimes.com, quando perdurava l'incertezza per le sorti della pubblicità online.

Da una parte - spiega Schiller - il successo dei motori di ricerca, dei blog, degli aggregatori e dei social network ha reso molto facile trovare notizie gratis sul web. Continuare a farle pagare, anche se firmate da autorevoli commentatori, significava remare contro vento. Dall'altra parte, il mercato della pubblicità online continua a crescere a due cifre e quindi - spiega ancora Schiller - il New York Times si è fatto due conti. E ha scoperto che, in prospettiva, gli abbonamenti rendevano meno di quanto si sarebbe potuto guadagnare aprendo al pubblico e alla pubblicità tutte le pagine del giornale. Compresi i monumentali archivi, che risalgono al 1851. Anche gli archivi degli ultimi 20 anni, finora a pagamento, saranno liberamente accessibili a partire da domani. Quelli dal 1851 al 1923 lo erano già. Resterà a pagamento l'archivio dal 1924 al 1986.

Altri giornali seguiranno l'esempio del New York Times, che con questa mossa ha dato il segnale definitivo: la fine di un'era in cui ancora si pensava che si potessero far pagare le notizie online. Ma era un sogno dettato dalla disperazione, per un mercato pubblicitario asfittico. Sono del resto pochi ormai gli esempi di giornali online a pagamento. E sono soltanto due quelli davvero popolari: il Financial Times e il Wall Street Journal (che comunque legano a un abbonamento solo una parte dei contenuti). Quest'ultimo, in particolare, è un caso di successo: un milione di abbonati, 65 milioni di dollari di ricavi. Sono due giornali finanziari, il che spiega molto: la gente è più disposta a pagare le notizie che pensa utili al proprio business.

Ciononostante, lo stesso New York Times riporta voci secondo cui i nuovi proprietari del Wall Street Journal (appena acquisito da News Corporation) stiano riconsiderando questo modello di business. "Non ci sorprende. Il New York Times deve fare i conti con l'onnipresenza delle notizie e quindi ha pensato che potrebbe sfruttare meglio la propria autorevolezza cavalcando il business rampante della pubblicità online, che negli Usa è ormai maturo", dice a Repubblica.it Layla Pavone, presidente di Iab Italia (Internet advertising bureau).

(18 settembre 2007)
Fonte: Repubblica
Scritto da: nevadausa alle ore 22:19 | link | commenti | Categoria: news, internet, curiosita